{"id":1737,"date":"2013-10-10T10:48:22","date_gmt":"2013-10-10T10:48:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carlocassaniti.it\/?p=1737"},"modified":"2013-10-10T10:49:33","modified_gmt":"2013-10-10T10:49:33","slug":"i-geologi-italiani-raccontare-il-vajont-e-un-esercizio-di-educazione-alla-prevenzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/?p=1737","title":{"rendered":"I geologi italiani: raccontare il Vajont \u00e8 un esercizio di educazione alla prevenzione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">INTERVENTO DI APERTURA AL CONVEGNO VAJONT 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel ricordare il 50\u00b0 anniversario della tragedia del Vajont, l&#8217;obiettivo primario che ci si pone \u00e8 certamente<br \/>\nquello di commemorare i 1910 morti di una immane tragedia, la pi\u00f9 grande di tutte, quella alla quale le<br \/>\nNazioni Unite nel febbraio 2008 ha assegnato il pi\u00f9 drammatico dei primi posti, quello tra i peggiori cinque disastri provocati dall&#8217;uomo. <!--more--><br \/>\nCi \u00e8 apparso sin da subito un dovere morale nei confronti delle vittime, includendo tra queste chi \u00e8<br \/>\nsopravvissuto, chi \u00e8 rimasto a vivere qui, in un&#8217;altra Longarone, in un altro Erto, in un altro Casso, in un altro<br \/>\nCastellavazzo, conservando per sempre nel proprio intimo quegli interminabili minuti di morte e di disperazione.<br \/>\nSiamo venuti qui a maggio, abbiamo parlato con la gente, abbiamo capito molte cose che si possono<br \/>\ncomprendere solo venendo sui luoghi. Tante altre sono le cose che non riusciremo mai a comprendere,<br \/>\nalmeno non sino in fondo, perch\u00e9 \u00e8 umanamente impossibile comprendere il travaglio di chi \u00e8<br \/>\nsopravvissuto ad una morte che gli ha portato via le persone pi\u00f9 care, le cose pi\u00f9 care e buona parte della propria memoria.<br \/>\nForse non tutti noi abbiamo mai riflettuto su certe questioni, personalmente non avevo mai percepito il<br \/>\ndolore e l&#8217;oltraggio che queste persone hanno dovuto subire dopo quel fatidico 9 ottobre 1963,<br \/>\nall&#8217;indomani della tragedia, quando uno Stato che avrebbe dovuto difenderle, prenderle per mano,<br \/>\nincoraggiarle e persino consolarle, ha invece abusato della loro dignit\u00e0 e le ha prevaricate. Sin quando non<br \/>\nmi sono documentato ed ho parlato con la gente, e tra queste permettetemi di nominare la Signora<br \/>\nCarolina Peza, che mi ha raccontato e spiegato tante cose.<br \/>\nSin quando non ho letto gli articoli di Tina Merlin, l&#8217;intraprendente ed umile cronista che si prese cura della<br \/>\npovera gente e delle loro preoccupazioni, diventando parte della storia.<br \/>\nSin quando non ho letto il libro di Lucia Vastano &#8220;Vajont, l&#8217;onda lunga&#8221;, un libro che indigna e che<br \/>\ncommuove, che ti fa riflettere sulle patologie dei sopravvissuti, che solo ora scopro essere del tutto<br \/>\nanaloghe a quelle dei deportati dei campi di sterminio descritte da Primo Levi: &#8220;l&#8217;indicibile che non pu\u00f2<br \/>\nessere raccontato neanche ai propri figli, ferite invisibili, silenzi che durano una vita&#8221;.<br \/>\nIl senso dell&#8217;anniversario \u00e8 prendersi cura dei vivi almeno quanto ricordare i morti.<br \/>\nMa c&#8217;era e c&#8217;\u00e8 anche un altro aspetto, anch&#8217;esso nobile, che ci ha spinto ad organizzare questo convegno,<br \/>\nche ci ha spinto ad essere qui: quello di mettere sotto la luce dei riflettori la necessit\u00e0 inderogabile della<br \/>\nconoscenza geologica del territorio, priorit\u00e0 assoluta del nostro Paese, dove ancora purtroppo non si \u00e8<br \/>\ncompiutamente formata una vera coscienza di prevenzione e di salvaguardia ambientale.<br \/>\nRaccontare il Vajont \u00e8 un esercizio di educazione alla prevenzione.<br \/>\nNoi geologi siamo una categoria giovane, per questo ancora poco radicata nel tessuto sociale del Paese, ma<br \/>\ndinamica al punto tale da aver saputo progressivamente affermare quel ruolo di sussidiariet\u00e0 che i nostri<br \/>\nsaperi ci consentono e ci impongono, svolgendo un ruolo che con orgoglio e responsabilit\u00e0 ci piace definire &#8220;sociale&#8221;.<br \/>\nLa nostra \u00e8 una professione che fonda la propria credibilit\u00e0 nel nutrirsi di scienza, di quelle Scienze della<br \/>\nterra, che sono, o che dovrebbero essere, fondamento della struttura economica e sociale di un Paese moderno.<br \/>\nLe Scienze della Terra hanno avuto un ruolo progressivamente pi\u00f9 rilevante e oggi vengono percepite da<br \/>\nfasce sempre pi\u00f9 ampie di popolazione per la capacit\u00e0 di dare risposte in termini di istanze di sicurezza<br \/>\nsismica, idrogeologica, vulcanica, ma anche in termini di sviluppo energetico, di valorizzazione dei beni<br \/>\nnaturali e della geodiversit\u00e0, di salvaguardia delle risorse e tanto altro ancora.<br \/>\nQuesto lo si deve soprattutto all&#8217;attivit\u00e0 di una comunit\u00e0, quella geologica, che tra ricerca, scienza e<br \/>\nprofessione si \u00e8 saputa affermare con straordinaria autorevolezza.<br \/>\nLavorare affinch\u00e9 questo ruolo venga realmente percepito all&#8217;esterno \u00e8 uno degli obiettivi su cui questo<br \/>\nCNG si sta spendendo, attraverso la comunicazione, attraverso il confronto con le altre professioni,<br \/>\nattraverso la divulgazione, attraverso convegni come questo.<br \/>\nMa questo, \u00e8 evidente, non \u00e8 un convegno come gli altri, qui il rapporto tra la comunit\u00e0 geologica e quella<br \/>\nlocale costituisce uno snodo, che rende questo evento ben differente rispetto ai tanti altri eventi ai quali i\u00a0geologi partecipano quotidianamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In questa terra, qui a Longarone, la questione della percezione della geologia come risposta ai tanti<br \/>\nproblemi del territorio e dell&#8217;ambiente assume ben altro significato e connotati per certi versi addirittura laceranti.<br \/>\nQui una parte della geologia ha commesso degli errori, li ha commessi nella fase dello studio preliminare<br \/>\ndella progettazione dell&#8217;opera, se solo si pensa al fatto che la diga non avrebbe dovuto essere costruita<br \/>\ndove \u00e8 stata costruita, li ha commessi nella fase della costruzione, li ha commessi, forse ancor di pi\u00f9, nella fase dei controlli.<br \/>\nNon nascondiamo queste responsabilit\u00e0, non ci sottraiamo a queste responsabilit\u00e0.<br \/>\nBisogna ammettere che era una geologia diversa, fatta di studi e di ricerche a larga scala, che si svolgeva<br \/>\nsoprattutto dentro le Universit\u00e0, ma era una geologia che non sapeva ancora di poter essere applicata<br \/>\nall&#8217;ingegneria civile, alle costruzioni, alle strade, ai ponti e alle dighe e persino alla pianificazione<br \/>\nurbanistica. Non esisteva la professione di geologo, non esisteva un albo professionale, mancava un<br \/>\napproccio alle problematiche del territorio che sarebbe venuto molto dopo, col tempo e con l&#8217;esperienza.<br \/>\nTuttavia ci fu chi, scienziato illuminato, cap\u00ec in tempo e allert\u00f2, ma allert\u00f2 chi non volle sentire.<br \/>\nNon siamo stati soli infatti nell&#8217;incredibile susseguirsi di errori che portarono alla catastrofe, ma in<br \/>\ncompagnia di ingegneri e tecnici che sbagliarono modelli, che non seppero capire e soprattutto che non<br \/>\nebbero la forza ed il coraggio di fermare tutto quando era ancora possibile. Ed in compagnia di funzionari<br \/>\npubblici che non controllarono, che approvarono progetto e varianti, una dopo l&#8217;altra, senza porsi molte<br \/>\ndomande, senza richiedere un minimo di verifiche, che non diedero ascolto a quegli altri geologi che<br \/>\navevano capito e che, come detto, allertarono chi prefer\u00ec non far sapere.<br \/>\nA sbagliare siamo stati in tanti, compresi illustri giornalisti come Indro Montanelli, Dino Buzzati e Giorgio<br \/>\nBocca, che scrissero di una &#8220;sciagura pulita&#8221;. Su Il Giorno dell&#8217;11 ottobre 1963 Bocca scriveva di una<br \/>\nsciagura dove &#8220;gli uomini non ci hanno messo le mani, tutto \u00e8 stato fatto dalla natura, che non \u00e8 buona,<br \/>\nnon \u00e8 cattiva, ma indifferente. E ci vogliono queste sciagure per capirlo! Non uno di noi moscerini<br \/>\nresterebbe vivo se la natura si decidesse a muoverci guerra&#8221;.<br \/>\nDi recente La Repubblica ha ripreso quegli articoli, definendoli belli, ma sbagliati.<br \/>\nSono passati 50 anni e non deve restare nascosto pi\u00f9 nulla, neanche quelle zone grigie che non configurano<br \/>\npi\u00f9 responsabilit\u00e0 giudiziarie, a tanti anni ormai dai processi e dalle sentenze che seguirono, ma entro le<br \/>\nquali si individuano errori di valutazione e conseguenti decisioni sbagliate di funzionari dello Stato e di noti<br \/>\nuomini di scienza. Cosi come del resto i giudizi che ne seguirono. Impeccabili forse in punta di diritto ma<br \/>\nmai come in questo caso la verit\u00e0 processuale appare distante da quella reale.<br \/>\nQuesta tragedia non \u00e8 solo figlia degli errori per cos\u00ec dire interpretativi, ma \u00e8 figlia di omissioni e di<br \/>\nsuperficialit\u00e0 di chi avrebbe potuto mettere a diposizione importanti elementi tecnici di valutazione e non<br \/>\nlo ha fatto e di Organismi tecnici dello Stato che colpevolmente non hanno garantito lo Stato, non hanno garantito cio\u00e8 i suoi cittadini.<br \/>\nLa diga \u00e8 figlia di un progetto ardito, approvato dal Consiglio Sup. LLPP e pi\u00f9 volte modificato, per<br \/>\naumentarne l&#8217;altezza e quindi la capacit\u00e0 d&#8217;invaso, senza che lo stesso Consiglio Sup. si sia mai posto il<br \/>\nproblema della stabilit\u00e0 di quel versante, quello del famigerato Monte Toc, che era stato gi\u00e0 oggetto di<br \/>\nstudi geologici corretti e che non aveva dato soltanto dei semplici segnali d&#8217;instabilit\u00e0, ma dei veri e propri<br \/>\nepisodi di instabilit\u00e0, prima e durante la costruzione della diga.<br \/>\nEppure nessuno volle guardare, nessuno volle approfondire: la geologia, l&#8217;ambiente fisico, le condizioni al<br \/>\ncontorno erano poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco. Ancora oggi troppo spesso la geologia \u00e8<br \/>\npoca cosa rispetto agli interessi economici in gioco.<br \/>\nQuesto convegno non pu\u00f2 limitarsi a ricostruire quel che \u00e8 successo, ma deve per forza di cose andare oltre e stimolare tanti altri punti di riflessione.<br \/>\nLa domanda pi\u00f9 ovvia che possiamo porci \u00e8 se quella tragedia sia servita, se dopo 50 anni si sia fatto tesoro di quel che \u00e8 successo.<br \/>\nA giudicare dallo stato in cui versa il territorio italiano si dovrebbe dire di no; dopo il Vajont la storia italiana<br \/>\nci racconta di troppe altri morti e distruzioni, che negli ultimi tempi sembrano diventare persino frequenti.<br \/>\nDal 2009 ad oggi, negli ultimi 5 anni, dai 37 morti di Giampilieri, assistiamo con una frequenza allarmante<br \/>\nad alluvioni e frane, che coinvolgono il Paese da Nord a Sud, senza risparmiare citt\u00e0 importanti, ricche ed<br \/>\nindustrializzate come Genova, aree altrettanto ricche e industrializzate come il Veneto, aree di grandi<br \/>\ntradizioni storiche e culturali e di grande bellezza paesaggistica come la Toscana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Queste tragedie non sono figlie degli errori della scienza, ma dell&#8217;incuria e del saccheggio sistematico del<br \/>\nnostro bel Paese, che non \u00e8 in grado di darsi una prospettiva di futuro che vada oltre i problemi della finanza e dell\u2019economia.<br \/>\nE&#8217; evidente che questo Paese ha necessit\u00e0 di uno sviluppo diverso, che guardi alla cura del territorio tra le sue priorit\u00e0.<br \/>\nNoi geologi lo diciamo ormai da troppo tempo. In questi 50 anni abbiamo sviluppato nuove esperienze,<br \/>\nnuove tecniche, frutto di una ricerca che non si \u00e8 mai arrestata, neanche in questi anni di crisi economica.<br \/>\nPossiamo rivendicare una preparazione scientifica, tecnica e professionale che non \u00e8 seconda a quella di nessun altro Paese d&#8217;Europa e del mondo.<br \/>\nLa capacit\u00e0 di leggere le dinamiche del territorio, la sua evoluzione morfologica, la capacit\u00e0 di analizzare, di<br \/>\ndefinire modelli ed ipotizzare scenari di evoluzione, in altre parole la capacit\u00e0 di applicare i propri saperi alle<br \/>\nesigenze tecniche di una casa, di una diga, di una discarica o di una condotta \u00e8 una prerogativa dei geologi italiani.<br \/>\nEppure ancora oggi si pone spesso ostracismo nei confronti di questa prerogativa, quando ad esempio si<br \/>\ncontinuano a voler affermare, anche sotto il profilo normativo, standard di progettazione che estremizzano<br \/>\nl&#8217;approccio ingegneristico, senza pensare di inserire compiutamente l&#8217;opera nel suo contesto fisico e senza valutarne le interazioni.<br \/>\nE&#8217; evidente che non tutti hanno fatto tesoro del Vajont, ma neanche delle successive e pi\u00f9 recenti tragedie di cui la storia italiana \u00e8 purtroppo costellata.<br \/>\nLa maggior parte delle criticit\u00e0 rilevate nella costruzione delle grandi opere, ma anche in quelle medie e<br \/>\npiccole deriva da una modellazione geologica ora errata, ora scadente, ora persino assente, eppure gli<br \/>\norgani tecnici, anche quelli pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 rappresentativi dello Stato italiano, preposti a valutare<br \/>\nprima di approvare, preposti a porre rimedio e a pretendere sicurezza, sembrano occuparsi soltanto di far<br \/>\nvalere, mi si permetta il termine, ragioni di bottega.<br \/>\nMi si permetta ancora: noi non siamo cos\u00ec, i geologi hanno fatto tesoro del Vajont. La geologia applicata<br \/>\nnasce dal Vajont e dopo il Vajont, ed i geologi vi hanno costruito sopra la propria professione, sotto il<br \/>\nprofilo tecnico, tecnologico, scientifico e morale.<br \/>\nTutti noi che abbiamo studiato Scienze della Terra ci siamo prima o poi imbattuti nel Vajont. Anch&#8217;io che<br \/>\nprovengo dall&#8217;Universit\u00e0 italiana geograficamente pi\u00f9 distante da qui, ho studiato il Vajont. Nelle nostre<br \/>\nUniversit\u00e0, magari con interpretazioni diverse, lo si studia ancora. Per tutti i geologi, per tutti gli studenti e<br \/>\nper le future generazioni di professionisti il Vajont \u00e8 stato un punto di partenza, ma soprattutto \u00e8 stato un<br \/>\nmonito: mettere la scienza, la ricerca e la professione a servizio del Paese.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che la geologia in Italia, dopo aver consolidato una posizione di ampie competenze sismiche,<br \/>\nidrogeologiche, idrologiche, geomorfologiche, geotecniche, ambientali e di tutela delle risorse, si \u00e8 da<br \/>\nqualche tempo estesa ai campi delle energie rinnovabili, a quello delle certificazioni energetiche, a quello<br \/>\ndelle bonifiche e dei recuperi ambientali, a quello dello stoccaggio della CO2 nelle strutture profonde, a<br \/>\nquello della valorizzazione del paesaggio e della geodiversit\u00e0.<br \/>\nSempre e soltanto al servizio del Paese.<br \/>\nPer questo alla gente di Longarone, di Erto e Casso, di Castellavazzo, che dopo essere stata vittima, \u00e8 stata<br \/>\npoi oltraggiata da istituzioni, da uomini politici, da uomini di apparato ed ahim\u00e8 anche da uomini di scienza,<br \/>\nchiedo di guardare alla geologia ed ai geologi con un rinnovato sentimento.<br \/>\nNon perch\u00e9 la geologia ed i geologi abbiano fatto qualcosa per voi, ma perch\u00e9 voi, con il vostro<br \/>\ninsopportabile fardello di ricordi e di dolore, avete fatto tanto per noi e quello che avete fatto per noi lo<br \/>\navete fatto al Paese, che ora pu\u00f2 guardare ai geologi come a sentinelle di un territorio che tutti insieme<br \/>\nvorremmo pi\u00f9 sicuro, pi\u00f9 bello, pi\u00f9 resiliente.<br \/>\nA voi gente di questa terra bellissima, a voi gente lacerata da ferite invisibili ed insanabili, va tutto l&#8217;affetto della comunit\u00e0 geologica italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INTERVENTO DI APERTURA AL CONVEGNO VAJONT 2013 Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Nel ricordare il 50\u00b0 anniversario della tragedia del Vajont, l&#8217;obiettivo primario che ci si pone \u00e8 certamente quello di commemorare i 1910 morti di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1711,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-1737","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1737","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1737"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1737\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1741,"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1737\/revisions\/1741"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1711"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1737"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1737"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1737"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}