{"id":1943,"date":"2014-05-06T13:42:58","date_gmt":"2014-05-06T13:42:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carlocassaniti.it\/?p=1943"},"modified":"2014-05-06T13:47:37","modified_gmt":"2014-05-06T13:47:37","slug":"le-cave-in-italia-da-legambiente-il-rapporto-2014-le-cave-in-italia-da-legambiente-il-rapporto-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/?p=1943","title":{"rendered":"Pubblicato il Rapporto Cave 2014 di Legambiente."},"content":{"rendered":"<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">06.05.2014 &#8211; Un territorio costellato di profondi crateri e ferite: \u00e8 questal\u2019istantanea scattata da Legambiente ed esposta insieme al Rapporto cave 2014\u00a0accompagnato dall\u2019ebook fotografico \u201cL\u2019Italia delle cave\u201d. Il paesaggio italiano, da Nord a Sud, presenta in\u00a0totale 5.592 cave attive,\u00a0quelle\u00a0dismesse e monitorate sono addirittura 16.045.\u00a0Tenendo poi conto di quelle delle regioni non monitorate, come Calabria e Friuli Venezia Giulia, il dato potrebbe raggiungere quota 17mila. Per quanto la crisi del settore edilizio abbia contribuito a ridurre le quantit\u00e0 dei materiali lapidei estratti, i numeri rimangono comunque impressionanti:\u00a0un miliardo di euro di ricavo, 80 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia,\u00a031,6 milioni di metri cubi di calcare e oltre 8,6 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti nel 2012.<!--more--><\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">In Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia ogni anno si prelevano circa 50 milioni di metri cubi di\u00a0sabbia e ghiaia,\u00a0cherappresentano il 62,5% di tutti i materiali cavati in Italia.Anche l\u2019impatto e i guadagni legati all\u2019estrazione di pietre ornamentali sono considerevoli. Dei materiali di pregio sono minori le quantit\u00e0 estratte ma rilevantissimi i guadagni e gli stessi impatti (dalle Alpi Apuane al marmo di Botticino-Brescia, alla pietra di Trani).<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Nonostante sia una questione importante e delicata,\u00a0quella dell\u2019impatto ambientale \u00e8 ancora governata a livello nazionale da un Regio Decreto del 1927,\u00a0con indicazioni chiaramente improntate a un approccio allo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 ormai vetusto e superato. Inoltre, in molte regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, si riscontrano rilevanti problemi per un quadro normativo inadeguato, una pianificazione incompleta e assenza di controlli sulla gestione delle attivit\u00e0 estrattive.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Il Rapporto cave 2014 di Legambiente e\u00a0l\u2019ebook sui paesaggi delle attivit\u00e0 estrattive in Italia, con fotografie di Marco Valle,\u00a0sono stati presentati lo scorso 29 aprile a Roma nel corso di una conferenza stampa, cui hanno partecipato, tra gli altri di Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente, Paolo Masini, assessore ai Lavori pubblici Comune di Roma, Paola Gazzolo, assessore difesa del suolo della Regione Emilia Romagna, Ermete Realacci, presidente Commissione ambiente della Camera dei deputati e Silvia Velo, sottosegretario al Ministero dell\u2019ambiente.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Durante l\u2019incontro si \u00e8 anche discusso sulla situazione italiana, con\u00a0proposte per ridurre l\u2019impatto ambientale dell\u2019attivit\u00e0 estrattiva sul territorio. E\u2019 stata inoltre presentata la proposta diCapitolati Recycle, elaborata in collaborazione con Atecap ed Eco.Men\u00a0che punta a far s\u00ec che le stazioni appaltanti intraprendano la strada gi\u00e0 fissata al 2020 dalla Direttiva 2008\/98 che stabilisce il raggiungimento dell\u2019obiettivo del 70% di recupero di materiali inerti.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Una\u00a0situazione lievemente migliore si presenta al centro-nord, dove il quadro delle regole \u00e8 in gran parte completo con Piani cava,\u00a0che per\u00f2 sono assolutamente assenti in Veneto, Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sicilia, Calabria e Basilicata. Il Piemonte ha solamente Piani di indirizzo e rimanda alle Province l\u2019approvazione del Piano. Un\u2019approssimazione e assenza normativa che lascia tutto il potere decisionale in mano a chi concede le autorizzazioni, che si mescolano a interessi economici e criminalit\u00e0 organizzata, in particolare nel Mezzogiorno.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Prelevare e vendere materie prime del territorio \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 altamente redditizia\u00a0eppure i canoni di concessione pagati da chi cava sono a dir poco scandalosi. In media infatti, si paga il 3,5% del prezzo di vendita degli inerti, ma esistono situazioni limite come nel Lazio, in Valle d\u2019Aosta e in Puglia dove il prelievo degli inerti costa solo pochi centesimi e regioni come Basilicata e Sardegna dove si cava addirittura gratis.\u00a0Canoni di prelievo ridicoli dunque a fronte dei guadagni del settore esorbitanti:\u00a0il totale nazionale dei canoni pagati nelle diverse regioni, per sabbia e ghiaia, \u00e8 arrivato nel 2012 a 34,5 milioni di Euro, mentre il ricavato annuo dei cavatori risulta pari a un miliardo di euro.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">\u00a0\u201cIn un periodo di tagli alla spesa pubblica \u00e8 inaccettabile che un settore tanto rilevante da un punto di vista economico e ambientale venga completamente trascurato dalla politica nazionale.\u00a0E\u2019 possibile creare filiere innovative di lavoro e ricerca applicata, ridurre il prelievo di cava attraverso il recupero di materiali\u00a0e aggregati provenienti dall\u2019edilizia e da altri processi produttivi, ma serve intervenire su una normativa nazionale vecchia di quasi 90 anni, per ripristinare legalit\u00e0, trasparenza e tutela\u201d, ha spiegato Zanchini.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Secondo Legambiente\u00a0\u00e8 possibile raggiungere questi obiettivi in tempi brevi, ma\u00a0\u00e8 necessario \u201crafforzare tutela del territorio e legalit\u00e0,\u00a0attraverso controlli,\u00a0individuazione delle aree da escludere\u00a0e delle modalit\u00e0 di escavazione, obbligo di valutazione di impatto ambientale.Aumentando i canoni di concessione ed equilibrando i guadagni pubblici e privati, con relativa tutela del paesaggio,\u00a0inoltre, gli attuali 34,5 milioni di euro guadagnati dalle regioni italiane per l\u2019estrazione di sabbia e ghiaia, potrebbero diventare ben 239 milioni, se per esempio fossero applicati i canoni in vigore nel Regno Unito.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Spingendo\u00a0l\u2019utilizzo di materiali riciclati nell\u2019industria delle costruzioni,\u00a0si procederebbe realmente nella direzione prevista dalle Direttive Europee e si riuscirebbe cos\u00ec ad aumentare il numero degli occupati, risparmiando il paesaggio da uno sciacallaggio distruttivo. \u201cOccorre promuovere una profonda innovazione nel settore delle attivit\u00e0 estrattive attraverso regole di tutela efficaci in tutta Italia e canoni come quelli in vigore negli altri Paesi Europei&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8220;Ridurre il prelievo di materiali e l\u2019impatto delle cave nei confronti del paesaggio \u00e8 quanto mai urgente\u00a0e oggi assolutamente possibile. Lo dimostrano i tanti Paesi dove si sta riducendo la quantit\u00e0 di materiali estratti attraverso una politica incisiva di tutela del territorio, una adeguata tassazione e la spinta al riutilizzo dei rifiuti inerti provenienti dalle demolizioni edili\u201d, ha concluso il vice presidente di Legambiente.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Fonte: geologi.info<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #000000; text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff9900;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">Scarica il Rapporto Cave 2014:\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/www.carlocassaniti.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/rapporto_cave_2014_web.pdf\"><span style=\"color: #ff9900;\">RC2014<\/span><\/a><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>06.05.2014 &#8211; Un territorio costellato di profondi crateri e ferite: \u00e8 questal\u2019istantanea scattata da Legambiente ed esposta insieme al Rapporto cave 2014\u00a0accompagnato dall\u2019ebook fotografico \u201cL\u2019Italia delle cave\u201d. 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