{"id":488,"date":"2011-03-27T11:47:30","date_gmt":"2011-03-27T11:47:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carlocassaniti.it\/?p=488"},"modified":"2011-04-21T21:34:08","modified_gmt":"2011-04-21T21:34:08","slug":"rischio-tsunami-nel-canale-di-sicilia-intervento-di-giovanni-noto-consigliere-ordine-regionale-dei-geologi-di-sicilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carlocassaniti.it\/?p=488","title":{"rendered":"Rischio tsunami nel Canale di Sicilia, intervento di Giovanni Noto Consigliere Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Agrigento &#8211; 21 marzo 2011. L\u2019attualit\u00e0 del disastro occorso in Giappone nei giorni scorsi, ha  riproposto l\u2019annosa questione sul rischio tsunami nel nostra Paese.  Rischio che \u00e8 drammaticamente connesso alla pericolosit\u00e0 sismica della  nostra penisola.<!--more-->Non \u00e8 un dibattito salottiero, anzi si tratta di un  argomento forse sottovalutato ma che merita menzione ed approfondimenti.  Il maremoto agisce con estrema rapidit\u00e0, travolgendo tutto e tutti  finch\u00e8 l\u2019enorme energia che lo alimenta non si affievolisce, livellando i  paesaggi in un tappeto di detriti e fango. Si \u00e8 parlato del rischio nel  Tirreno, con la maestosa presenza del vulcano sottomarino Marsilii; si \u00e8  detto del potenziale pericolo derivante dalla scarpata Ibleo-Maltese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8  un tratto di mare in continua evoluzione che esige uguale  attenzione: lo Stretto di Sicilia. Oltre ai famosi vulcani \u2013 attivi e  non \u2013 rispettivamente di Pantelleria e Lipari, il tratto di mare  compreso tra  le coste dell\u2019Africa e della Sicilia meridionale ospita un  vero e proprio gigante: il vulcano Empedocle. Con forma di ferro di  cavallo, che misura alla base ben 25 x 30 km, \u00e8 paragonabile per  dimensioni all\u2019Etna, anche se  pi\u00f9 basso, in quanto si solleva solo per  circa 500 metri dal fondo del mare. Un suo centro eruttivo ha dato vita  ad un\u2019isola effimera \u2013 l\u2019isola Ferdinandea \u2013 il cui sommo si trova  attualmente a -6,5 m dal pelo dell\u2019acqua. Le ricerche scientifiche  sono  da pochi anni iniziate ed ancora si deve completare la mappatura del  vulcano. Finora, oltre ai pinnacoli al largo di Sciacca, sono state  individuate almeno due fumarole con abbondante  degassamento, indice  della costante attivit\u00e0 del complesso vulcanico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Storicamente, il complesso del Vulcano Empedocle sembra aver gi\u00e0 dato segni della sua presenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 21 luglio 365 una potente scossa sismica accompagnata da uno  gigantesco tsunami colp\u00ec l\u2019intero bacino del Mediterraneo, dalla Grecia  all\u2019Epiro, da Creta alla Giordania, dall\u2019Egitto alla Libia, alla  Tunisia, alla Sicilia, ai paesi dell\u2019Adriatico. L\u2019imponente  terremoto-maremoto, ebbe epicentro a sud, tra la Sicilia e la Tunisia e  gener\u00f2 uno tsunami che invest\u00ec tutta l\u2019isola da Lilibeo a Palermo,   all\u2019Agrigentino, alle ville di Piazza Armerina, di Patti, etc,  provocando probabilmente anche la distruzione dei templi di Selinunte e  di Agrigento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 di recente, negli anni \u201950, un maremoto ha causato ingenti danni  al porto di Sciacca. Inoltre i pescatori locali hanno memoria di strane  maree, dette \u201cmarrobbio\u201d, che si verificano periodicamente e che sono  ampliate rispetto alla normale attivit\u00e0 del mare, le cui caratteristiche  descrizioni sembrerebbero ricondurre tale fenomeno a quello di piccole  onde anomale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scorta delle recenti scoperte e della rinnovata attenzione  riservata al vulcano Empedocle, gi\u00e0 nel maggio del 2009 Agrigento ha  ospitato un importante convegno intitolato \u201cil Vulcano Empedocle\u201d,  durante i lavori del quale, grazie al prezioso contributo dei  ricercatori dell\u2019INGV siciliano, \u00e8 stato fatto il punto della  situazione, evidenziando il potenziale pericolo tsunami. Scopo ultimo  dell\u2019ambiziosa manifestazione era divulgare gli aspetti scientifici per  sensibilizzare l\u2019opinione pubblica in direzione di una nuova presa di  coscienza. \u00c8 stata correttamente evidenziata la necessit\u00e0 di predisporre  e definire una compiuta pianificazione  per la mitigazione del rischio.  E per dare corpo e concretezza alle conclusioni evidenziate si \u00e8  proceduto ad una esercitazione sul rischio tsunami. Con i mezzi ed il  personale della protezione Civile del Dipartimento Regionale di  Agrigento, si sono svolti alcuni momenti di intervento a mare,  coordinamento di allerte ed azioni di soccorso, recupero feriti, in una  simulazione che ha coinvolto oltre 100 volontari, sotto l\u2019occhio  incuriosito dei convegnisti e dei passanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scenario ipotizzava il crollo sottomarino di una porzione del cono  ferdinandeo, interessante un volume di circa mc. 500.000 di materiale  che attraverso una frana di \u201ccrollo\u201d, con un movimento di ribalta,  spostava una notevole massa d\u2019acqua, in direzione della costa  agrigentina, generando un\u2019onda anomala dell\u2019altezza originaria di m.  1,00.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bilancio della esercitazione \u00e8 sicuramente stato positivo, anche  in considerazione della complessit\u00e0 dello scenario e delle forze messe  in campo, con alcuni meccanismi da perfezionare. Alcuni dati sono  importanti da sottolineare: la qualit\u00e0 delle informazioni ed i tempi di  intervento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza precise informazioni sul \u201ccosa\u201d e \u201cdove\u201d sta accadendo l\u2019evento  (frana sottomarina, eruzione o terremoto) non \u00e8 possibile attivare la  catena di allarme, in considerazione che la partita si gioca nell\u2019arco  di pochi minuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 proprio questa la carta da giocare, non solo per il tratto del  Canale di Sicilia ma per l\u2019intero Mediterraneo con la nascita di un  sistema altamente affidabile per il monitoraggio in tempo reale degli  tsunami. Per non disperdere preziose risorse economiche, occorrerebbe  individuare le sorgenti potenzialmente attive per poi dotarle di sensori  in grado di registrare ogni minimo movimento. Questi sistemi   interfacciati permettono di verificare se si \u00e8 generato uno tsunami,  registrando il passaggio del maremoto trasmettendo i segnali a boe  galleggianti che, a loro volta, trasferiscono il segnale via satellite  ai centri responsabili di allertare la popolazione. Sono stati collocati  alcuni sensori per monitorare l\u2019attivit\u00e0 sismica del vulcano ma, data  la vicinanza dalle nostre coste (16 miglia nautiche da Sciacca e 30 mn  da Pantelleria), ne fanno un pericolo subdolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo appartenga alla sensibilit\u00e0 di tutti la esigenza di uno studio e  realizzazione di una rete di sorveglianza completa ed integrata oltre  ad un adeguato sistema di reazione a terra. \u00c8 consapevolezza comune che  un\u2019onda possa essere avvertita con sufficiente anticipo e quindi  contenuta nei suoi inevitabili effetti disastrosi, grazie  all\u2019infrastruttura digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza creare allarmismi n\u00e8 inutili apprensioni, occorre stare in  guardia, mettendo in campo le necessarie risorse tecniche, scientifiche  ed economiche per prevenire l\u2019eventuale risveglio del gigante Empedocle.<br \/>\nDott. Geol. Giovanni Noto<br \/>\nConsigliere Ordine Regionale Geologi Sicilia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agrigento &#8211; 21 marzo 2011. L\u2019attualit\u00e0 del disastro occorso in Giappone nei giorni scorsi, ha riproposto l\u2019annosa questione sul rischio tsunami nel nostra Paese. 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